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Abbiamo incontrato anche il Buon Samaritano

 

Un indicatore infallibile di ogni esperienza salta fuori quando chi l’ha vissuta ti invita a provarla anche tu, oppure no. Allora la prima cosa che vi dico è: andate anche voi in Terra Santa o, se ci siete già stati, tornateci. Io l’ho fatto e, quando mi sono ritrovato nelle strade di Gerusalemme, mi è sembrato di riprendere il discorso con un’amica che non vedevo da qualche anno.

Lo scout per definizione viene mandato avanti per esplorare e poi torna indietro a fare rapporto. Noi vi diciamo: il paese è verdeggiante, i muri delle case della Città Santa sono rivestite di pietra chiara, la cucina è buona, il clima sociale è “relativamente” tranquillo e non abbiamo assistito a episodi di violenza. D’altra parte, se attendete la pace perfetta per andare in Israele, temo che dovrete rimandare il viaggio ancora per molto tempo.

Adesso passiamo alla cosa più importante: la fede in Gesù Cristo, alimentata da questo pellegrinaggio.

Penso che per noi, che abbiamo letto (o sentito leggere) centinaia di volte le pagine del Vangelo, ci sia il rischio di aver costruito un mondo puramente virtuale dove Gesù, Maria e gli apostoli parlano e si muovono, rimanendo figure impalpabili di una realtà lontanissima nel tempo.

Certamente lo Spirito Santo parla alle vostre anime e consolida la nostra fede anche in mancanza di un pellegrinaggio, ma è indubbio che salire al Tabor, il monte della Trasfigurazione o pregare al Santo Sepolcro ha un forte impatto sui nostri sensi…siamo fatti così.

Anche noi come Tommaso abbiamo bisogno di toccare.

Noi abbiamo toccato solo delle pietre, ma abbiamo ascoltato anche informazioni archeologiche che riportano le evidenze scientifiche di quei luoghi: la sinagoga di Cafarnao, la casa di Pietro, le fondamenta del primo Santo Sepolcro…

La lettura dei brani evangelici è risuonata nei luoghi da essi descritti; abbiamo pregato, meditato e sicuramente in ciascuno di noi sono stati depositati semi di grazia che daranno frutto al momento buono.

Abbiamo anche avuto un’imprevista contestualizzazione (oggi si ama dire così): scendendo per il sentiero che scende da Gerusalemme a Gerico, quello del Samaritano, per intenderci. Ci siamo inoltrati in un uadi, dove un torrentello scorre tra canyon, rocce e paesaggi di una bellezza mozzafiato. Laggiù la nostra amica Rosalba si è rotta una gamba, così abbiamo visto arrivare, come nella parabola, i soccorritori con un asinello, su cui l’abbiamo caricata (io, per rendere la cosa più realistica, ho proposto di versarle sulla gamba l’olio e il vino, ma Rosalba non ne ha voluto sapere!)